Il mercato dei droni creerà mille posti di lavoro entro il 2020

drone usato dalla polizia

Quando si affronta l’argomento droni, il pensiero si divide in due direzioni: la prima porta nel mondo del puro divertimento, in cui gli UAV vengono utilizzati a mero scopo ricreativo; la seconda invece li vede come mezzo militare che sgancia bombe su eserciti nemici, a volte anche su civili, lasciando dentro una terribile sensazione di un futuro apocalittico in cui gli UAV diventeranno così autonomi da poter controllare militarmente il mondo intero.

Ma l’aspetto che sfugge ai più è quello economico, che non si limita soltanto ai bei soldoni che le aziende produttrici faranno in futuro, ma alla prospettiva di creare nuovi posti di lavoro. Secondo un recente studio condotto in Belgio, saranno circa 1.000 i nuovi impieghi che il settore dei droni implementerà entro il 2020. La società di consulenza PwC e la federazione dell’industria tecnologica Agoria, fautori dello studio, prevedono un fatturato di circa 176 milioni di euro grazie allo sviluppo dei droni in materia di difesa, sicurezza, trasporti, logistica e agricoltura.

L’Europa avrà una nuova legislazione sui droni all’inizio del 2019 e gli autori dello studio vedono in questo un’enorme opportunità per implementare rapidamente un settore se le autorità locali recepiranno rapidamente le normative europee, la quale consentirebbe di chiarire la situazione del settore e favorire così l’innovazione, oltre a quella della libera circolazione dei droni attraverso i confini e l’introduzione di una patente di guida europea.

Di recente, nella nazione belga è stato lanciato un sito Internet chiamato droneguide.be, in cui gli utenti possono vedere le aree in cui i voli dei droni vengono controllati e quelle in cui invece gli UAV possono godere di una certa libertà. La versione mobile verrà lanciata a giugno, seguita a settembre da un’interfaccia dedicata ai professionisti.