Gli hacker ora usano i droni per violare i dati sensibili

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Volano ovunque, come gli uccelli in primavera. Il loro ronzio è inconfondibile, il loro utilizzo si sta diffondendo a macchia d’olio. Un evento da rosa e fiori? Purtroppo no. C’è un lato oscuro, per certi versi nefasto: gli hacker si sono accorti della loro esistenza e li stanno trasformando in dispositivi per rubare le informazioni personali ad ognuno di noi.

Francis Brown, co-fondatore di Bishop Fox, lavora per tappare i buchi presenti nei sistemi di sicurezza di varie aziende. “Adesso i droni sono nelle mani di cattivi ragazzi che li fanno volare dove non devono” ha dichiarato.

“Qualunque drone che voli in aria è adesso una piattaforma ideale per hackerare qualsiasi cosa spiando attraverso una finestra o posizionandosi sopra un tetto”. Gli hacker collegano ad un drone un piccolo computer chiamato Raspberry Pi, simile ad un grosso chip.

“In pratica un piccolo quadricottero viene trasformato in un laptop volante con strumenti di hackeraggio impiantati su di esso” ha affermato Brown. “Prendiamo ad esempio degli edifici centrali in un campus aziendale: il Wi Fi che si trova nel parcheggio non è protetto come il wireless della sala conferenza al 50° piano. Un hacker potrebbe accedere alle informazioni con estrema facilità utilizzando un drone”.

Quanto spesso accade una cosa del genere? Brown dice che è difficile da capire, in quando le aziende si guardano bene dal dichiarare di essere state hackerate in questo modo per evitare l’imbarazzo. Brown dice che chiunque potrebbe essere preso di mira, dagli uffici fino ad un intero quartiere. Per adesso i sistemi che bloccano il segnale dei droni, impedendogli di volare, sono illegali.